Partinico, pensioni truccate, 6 arresti

Arrestato anche un ex funzionario dell’Inps residente a Cinisi

Con manipolazioni informatiche creavano pensioni su misura nella banca dati dell’Inps, inserendo false posizioni contributive previdenziali. In manette sono finite 6 persone, tra cui 5 partinicesi, mentre ad altre 33 sono stati notificati avvisi di garanzia. Gli arrestati sono Simone Saputo, 62 anni, ex funzionario dell’Inps ora in pensione, residente a Cinisi, Antonino Virga, 37 anni, di Partinico, imprenditore e responsabile della sezione locale del patronato “Informa Famiglia” e consigliere comunale, e quattro suoi parenti che gravitavano attorno al patronato stesso: il suocero Giovanni Antonio Noto, 56 anni, responsabile anche di un altro patronato, il “Fenalca”, Giovanni Praia, 66 anni, pensionato, Gioacchino Appresti, 57 anni, e Venera Ligotino, 59 anni, impiegata. Per loro l’accusa è di frode informatica, truffa aggravata e falso materiale in atti pubblici. Il Gip Lorenzo Matassa, ha disposto anche il sequestro preventivo di alcuni beni immobili “per equivalente”. Il danno all’erario viene calcolato in Circa 1.800.000 Euro. Una trentina i casi, finora ricostruiti. Si è potuto accertare, da segnalazioni dello stesso Istituto previdenziale, che l’impiegato infedele dell’ufficio Pensioni dell’Inps di Palermo, Simone Saputo, introducendosi nel sistema informatico, costruiva o modificava le posizioni contributive previdenziali di alcuni soggetti gravitanti nell’ambito di un patronato di Partinico che così diventavano titolari di pensione o ricevevano assegni più ricchi di quelli cui avrebbero avuto diritto. In cambio, avrebbero ceduto consistenti somme di arretrati che l’Inps erogava sulla base dei dati falsamente inseriti. Secondo la Procura attraverso la creazione di identità fittizie sarebbero riusciti a fare incassare pensioni di varia natura erogate dall’Inps a soggetti che non ne avrebbero avuto alcun diritto. Nello specifico sarebbero state attribuite pensioni a persone decedute per consentire a vedove, vere o presunte, di intascare la reversibilità. In altri casi ancora Saputo avrebbe aumentato artificiosamente nella banca dati Inps le somme relative alla contribuzione volontaria. In un caso ancora la banda avrebbe inserito anche un ragazzino di 10 anni per consentire ai genitori nullatenenti di incassare la reversibilità del nonno. L’inchiesta copre un periodo che parte dal 2006 e arriva fino all’anno scorso. In media i beneficiari della presunta truffa avrebbero incassato tra pensioni e arretrati cifre che oscillano tra i 20 mila e gli 80 mila euro. Sarebbero stati anche effettuati cambi di residenza dei richiedenti per far sì che la competenza sulle loro pratiche passasse all’ufficio liquidazione pensioni in cui lavorava Saputo. Quest’ultimo era stato già sottoposto ad un procedimento disciplinare da parte dell’Inps. L’inchiesta è nata per caso, dopo la denuncia di una donna che, per un’omonimia, aveva ricevuto una pensione mai richiesta.

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